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20/01/2010

Visti da Visca: GIANNI MASCAGNA



Seguendo il suggerimento del mio amico API, proverò a sintetizzare i profili dei grandissimi giocatori che ho avuto il piacere e la fortuna di allenare nella mia carriera.

Desidero cominciare con uno di quelli che ho sempre visto volare molto più in alto di me, fino al giorno in cui mi ha chiesto, insieme al compagno Andrea Ghiurghi, di salire a bordo con lui.

Quando ho cominciato ad allenare Gianni Mascagna, l'unica cosa che avevamo in comune era l'età non più così verde, per il resto lui era una specie di divinità greca ed io un bancario con la passione per il beach volley. Questa sensazione di distanza incolmabile continuo ad avvertirla tutte le volte che mi spiega il suo punto di vista e continua a sorprendermi, nonostante le tante battaglie affrontate insieme.

La prima cosa che mi ha insegnato Gianni è che per vincere a Beach Volley non bisogna fare cose particolarmente complicate, se ti battono addosso ti basta giocare meglio di quello su cui batti tu stesso! Non sembra un concetto chiave, invece racchiude l'essenza di questo sport e la differenza con la pallavolo, cioè che a beach volley attaccano più spesso quelli ritenuti meno bravi in cambio palla del compagno ed è soprattutto tra di loro che si determinano i successi.

L'ultima cosa che che mi ha insegnato Mascagna è che la differenza tra i vincenti e tutti gli altri è nel saper riconoscere le opportunità, ben sapendo che quando ti capitano devi saperle cogliere poiché sono rare e potrebbero non capitarti nuovamente. Spesso i giocatori 'normali' credono che le opportunità siano ovunque e che bisogna solo imparare a coglierle, invece finalmente ho realizzato che non è così e non si possono sprecare.

In mezzo a queste due lezioni di vita e di sport, allenando Gianni ho capito quanto è più facile restare sereni quando chi è al volante nei momenti importanti conosce il suo mestiere perfettamente. Quando in aereo ho paura penso che chi lo pilota ha studiato una vita per farlo ed ha un'esperienza più che adeguata, così mi tranquillizzo. Con Mascagna le sensazioni che si vivono dalla panchina sono le stesse e quando durante le tante finali giocate me la sono fatta un po' sotto, pensare che giocava lui dalla mia parte mi ha rasserenato sempre moltissimo.

Il percorso tecnico vissuto insieme dal 2003 al 2006 ha seguito tante tappe fondamentali per il successo del nostro gioco. Inizialmente Gianni gestiva il cambio palla in modo troppo aggressivo, mentre la sua tecnica gli permetteva di ottenere delle ottime percentuali con un gioco più di precisione (piazzato e shot), limitando le soluzioni di potenza al breack point. Mancava al suo gioco di precisione solo il dink metodico (la palla corta lungolinea) che era poco giocata da chi per anni si era battuto nel campo 9x9. Le nuove dimensioni più ridotte avevano ridisegnato le soluzioni d'attacco e Gianni rapidamente ha acquisito questa nuova soluzione tattica nel gioco centrale.

Un'altra soluzione nuova apportatata già dal 2003 è stata la tipologia delle finte difensive in base al tipo di muro. Se il muro marcava le palle veloci Gianni si preparava a difendere gli shot limitando di più le finte, viceversa le finte aumentavano se il muro prendeva le palle lente. La perfetta conoscenza da parte di Mascagna dell'influenza del vento sui colpi possibili degli avversari, unita allo studio delle loro caratteristiche, ha fatto il resto, regalando alla sua eccezionale rapidità un'arma in più.

Lo scudetto del 2003 è stato forse uno dei pochi momenti in cui ho sentito Ghiurghi e Mascagna, meno irraggiungibili.

Il gioco di Gianni si è continuato ad evolvere velocizzando i tempi sul cambio palla per permettegli di sfruttare ancora di più la sua tecnica unica e forzando maggiormente il servizio in salto che all'inizio era stato centellinato per le rimonte o lasciato a Ghiurghi, visto che Gianni solitamente aveva addosso il peso del cambio palla. L'arrivo delle coppie brasiliane e l'annata 2005, senza tappe del campionato italiano, ha ulteriormente fatto puntare sul suo servizio in salto forte, fino a giocare controvento una ed una a muro (chi batte difende) non più i primi turni, bensì le finali.

In tutto questo Gianni non ha smesso mai di stupirmi ogni volta che l'ho visto giocare od allenarsi per la sua capacità di interpretare al meglio ogni situazione, ad eccezione di un solo particolare: la flemma di Ghiurghi. L'unica situazione in cui Mascagna perdeva la testa era quando il suo fuoco interiore da Ariete, si scontrava con la pacatezza da Sagittario di Andrea e mi costringeva a strigliarlo un po'.

Quello che mi rimane dall'esperienza di allenatore di Mascagna è soprattutto ciò che si prova a vivere una disciplina che amiamo visceralmente non più come semplici spettatori delle finalissime dalla tribuna, ma direttamente dalla panchina.



Visca

(scrivetemi le vostre proposte ed opinioni a roberto.viscuso@fastwebnet.it)

Roberto Viscuso
 
   
 
 
 
   
   
   
   
   
   
   
     
 
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